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Le
conoscenze attuali indicano i Crisidi come parassitoidi,
la cui presenza comporta, nella quasi totalità dei
casi, la morte dell'ospite; alcune specie sono anche cleptoparassite,
cioè consumano le provviste accumulate dall'adulto
ospite per la propria larva.
Per
alcune specie di crisidi, la specializzazione nella scelta
dell'ospite è molto spiccata e determina una netta
associazione ospite/parassita. Per altre specie, invece, la
scelta dell'ospite sembra determinata piuttosto dal tipo di
nido costruito dall'ospite e per il quale il criside è
"addestrato". La
natura della fonte primaria di cibo è un carattere
che divide le sottofamiglie: Amiseginae e Loboscelidiinae
(entrambe assenti dalla Regione Paleartica, quindi non presenti
anche nella penisola italiana) si cibano di uova di fasmidi;
i Cleptinae parassitano le prepupe dei Tentredinidi,
i Chrysidinae (con l'eccezione del genere Praestochrysis
ospite di Lepidotteri) e i Parnopinae si cibano di
larve di altri Imenotteri (Eumenidi, Sfecidi, Apidi, Vespidi,
Tentredinidi).
I
Cleptinae sono parassiti delle prepupe di Tenthredinoidea.
Grazie agli studi di Clausen (1940), Gauss (1964) e Dahlsten
(1961 e 1967) si possono fare alcune generalizzazioni. Gli
adulti di Cleptes cercano i bozzoli dei loro ospiti
nella lettiera o nel suolo; una volta localizzato il bozzolo,
la femmina apre un foro nella parete con le mandibole, poi
inserisce il lungo ovopositore e deposita l'uovo sull'ospite.
Finita l'ovodeposizione, chiude il buco con un materiale mucillaginoso;
la larva del Criside, dopo aver consumato l'ospite, filerà
un proprio bozzolo all'interno di quello dell'ospite. Identiche
modalità si osservano nelle Praestochrysis.
Piel
(1933) ha studiato la biologia di Praestochrysis shanghaiensis,
parassita della farfalla notturna Monema flavescens
Walker (Lepidoptera Limacodidae). Il criside attacca il bozzolo
di seta del bruco appena si è indurito; produce con
dei morsi un foro sufficiente a far penetrare il proprio ovopositore.
Finita l'operazione, la femmina raschia il materiale intorno
al bozzolo e lo impasta con saliva per chiudere il buco. Si
è osservato sperimentalmente che, se la chiusura del
foro viene impedita, l'intero contenuto del bozzolo viene
distrutto dalle muffe. Le femmine dei Chrysidinae generalmente
penetrano nel nido dell'ospite durante la sua costruzione
e depongono un uovo in posizione nascosta nella cella. Alcuni
Crisidi, come Stilbum cyanurum, sembrano essersi specializzati
nel parassitare specie diverse che costruiscono i loro nidi
col fango (come gli sfecidi Sceliphron) in aree esposte.
Altre specie di Crisidi sono più taxa-specifiche e
parassitano solo certi generi o addirittura singole specie
di Imenotteri.
Esistono
due strategie di base utilizzate dai Crisidi per parassitare
gli ospiti. La prima prevede l'iniziale distruzione, da parte
del Criside, dell'uovo o della larva neonata dell'ospite e
il successivo consumo delle provviste accumulate nel nido;
la seconda prevede da parte del Criside, in stato di quiescenza,
l'attesa dello sviluppo della larva ospite fino allo stadio
di prepupa, per poi consumarla una volta eliminate le sostanze
di rifiuto; questo avviene soprattutto quando l'ospite appartiene
ad apoidei che accumulano nel nido pollini e sostanze nettarine,
che i Crisidi non sono in grado di sintetizzare. Quando le
provviste accumulate dalla vespa ospite per la propria larva
si dimostrano sufficienti a nutrire anche la larva parassita,
si assiste allo sviluppo di entrambe le larve senza traccia
di parassitismo. In alcuni casi, si nota lo sfarfallamento
di più Crisidi da una sola cella ospite e non, come
generalmente accade, di un solo Criside da una sola cella.
Questi fatti, sottolineati da Kimsey & Bohart (1991),
potrebbero essere spiegati con un comportamento all'insegna
della parsimonia e dell'ottimizzazione delle risorse disponibili,
quando sufficienti, evitando il dispendio energetico del parassitismo.
Nei
Crisidi parassitoidi di Imenotteri potenzialmente vulneranti
(pungiglione, mandibole) si rileva un adattamento morfologico-funzionale
di tipo difensivo: i
segmenti addominali - fortemente sclerotizzati sulla superficie
esterna e concavi in quella interna - permettono l'alloggiamento
di antenne e zampe quando il Criside si chiude a sfera a scopo
difensivo. Questo impedisce all'ospite di mutilare o pungere
il Criside parassita. Le femmine dei Crisidi possiedono un
lungo ovopositore telescopico, che funge da strumento
per deporre l'uovo all'interno dei nidi costruiti dagli ospiti;
questo ovopositore deriva dalla riduzione dell'apparato vulnerante
(pungiglione) ad apparato introflesso (segmenti interni all'addome).
Móczár (1961) ha riportato delle osservazioni
sulla specie Stilbum cyanurum, che parassita i nidi
di fango dello Sceliphron destillatorium (Illiger).
La femmina è stata vista inumidire un punto del fango
secco del nido con una gocciolina di sostanza proveniente
dalle parti boccali e poi tastare con l'ovopositore il punto
stesso. L'operazione, ripetuta più volte, ha portato
alla penetrazione del muro fangoso e alla deposizione di un
uovo nel bozzolo dello Sceliphron. L'ovopositore del
Criside è molto robusto e dentellato, tanto da funzionare
come un coltello. Dopo l'ovodeposizione e l'estrazione dell'ovopositore,
il fango inumidito viene utilizzato per richiudere il buco,
lasciando una visibile depressione. Berland & Bernard
(1938) hanno elencato come ospiti di Stilbum cyanurum:
Sceliphron, Eumenes, Chalicodoma e Megachile,
tutti produttori di nidi in fango.
Carrillo
& Caltagirone (1970) hanno fatto delle osservazioni dettagliate
sulle relazioni ospite-parassita tra due specie di sfecidi,
Solierella peckhami (Ashmead) e S. plenoculoides
Fox, e un criside, Pseudolopyga carrilloi. Grazie ai
loro studi condotti su campo in California e in laboratorio,
si è venuti a conoscenza che la femmina del Criside
depone l'uovo su una larva viva del primo o secondo stadio
di un emittero del genere Nysius (Hemiptera Lygaeidae,
due specie coinvolte: N. raphanus e N. tenellus).
Le due specie di Solierella utilizzano poi larve paralizzate
di Nysius per approvvigionare il nido, in numero di
4-10 per ogni cella. In questo modo complicato il Criside
riesce a far entrare il proprio uovo nel nido dell'ospite
senza farsi notare e senza correre il rischio che l'adulto
ospite si accorga della sua presenza e distrugga il suo uovo.
Da notare che l'uovo si schiuderà solo nel caso in
cui la larva che lo porta venga catturata e paralizzata da
una Solierella. Questo è il solo caso conosciuto
di un Criside che attacca il proprio uovo su un ospite libero,
che verrà poi secondariamente usato come preda da una
vespa. Un interessante caso di competizione per la Pseudolopyga
arriva da una specie simpatrica, Hedychridium solierellae,
che parassita le stesse specie di Solierella e la Pseudolopyga.
Questo Criside depone direttamente l'uovo nella cella delle
Solierella e la larva si ciba della larva ospite e
delle sue provviste, nonché dell'uovo o della larva
della Pseudolopyga, quando presente.
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