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| DO
(Elemento ad Ottica Diffrattiva) |
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| Canon
presenta la prima lente multistrato ad Ottica
Diffrattiva del mondo, con il tele EF
400mm f/4 DO. Il prototipo sarà
in commercio quest'anno. |
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La
lente che lo equipaggerà contiene
in sè le caratteristiche sia delle
lenti alla fluorite,
sia di quelle asferiche,
per cui rappresenta una rivoluzione nell'ottica
fotografica.
Le
lenti multistrato ad ottica diffrattiva
sono costruite in modo da alterare il percorso
della luce all'interno di esse e in modo
da non disperdere parte di quella luce come
nelle lenti normali: qui tutta la luce viene
forzata a formare l'immagine. Inoltre, lenti
di questo tipo correggono l'aberrazione
cromatica (i diversi colori vanno a fuoco
in punti differenti) anche meglio delle
costose lenti in fluorite, mentre, calibrando
la spaziatura del gruppo diffrattivo si
corregge anche l'aberrazione sferica, rendendo
inutile il ricorso alle altrettanto costose
lenti asferiche. |
| La
costruzione di queste nuovissime lenti richiede
una precisione micrometrica e strumentazioni
tridimensionali brevettate da Canon stessa. |
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| IS
(Sistema di Stabilizzazione dell'Immagine) |
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| Una
delle cause del fallimento di una fotografia
è sempre stata il "mosso",
per cui l'unica alternativa ad un treppiede
era l'utilizzo di pellicole molto sensibili
o il ricorso ad appoggi di fortuna. Canon
ha quindi sviluppato un sistema di stabilizzazione
dell'immagine, utilizzandolo sia nelle telecamere,
sia incorporandolo negli obiettivi.
Le
vibrazioni trasmesse dalla mano alla fotocamera
si trasmettono all'obiettivo e quindi alle
lenti. Il movimento delle lenti causa lo
spostamento dell'immagine formata rispetto
all'asse ottico. Se, quindi, le lenti si
muovessero indipendentemente dal resto,
il problema sarebbe risolto. Questo è
stato il presupposto allo sviluppo del sistema
di stabilizzazione Canon. Il sistema si
basa sull'accoppiamento di due giroscopi
vibranti che rilevano le vibrazioni verticali
e orizzontali e comandano una reazione uguale
e contraria al sofisticato gruppo ottico
addetto alla correzione. I tempi di risposta
della correzione sono nell'ordine di 1/2,000
di secondo. Ne risulta un effetto correttivo
pari a 2 stop in termini di esposizione:
si ha quindi un guadagno prima dell'immagine
realmente mossa di due stop (equivalenti
ad un obiettivo più luminoso o ad
una pellicola più rapida di due stop).
Il
sistema di stabilizzazione è utile
anche nella tecnica del panning (seguire
un soggetto in movimento con la fotocamera
in movimento). Un software rileva il movimento
di tipo "panning" e disabilita
la correzione nella direzione del panning,
limitandosi a correggere solamente la vibrazione
nelle direzioni non desiderate.
IS
Mode 2: questa nuova tecnologia determina
automaticamente se il movimento è
fatto consciamente e blocca la correzione.
Il sistema IS Mode 2 determina inoltre la
mancanza di vibrazioni per prevenire gli
errori dovuti ad appoggio su treppiede. |
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| USM
(Motori ad Ultrasuoni) |
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Nel
1987 Canon adottò per la prima volta
un motore ad ultrasuoni (USM) negli obiettivi
autofocus. Le caratteristiche principali
erano un'alta velocità e una bassa
rumorosità, fatto che conquistò
i fotografi sportivi e naturalisti di tutto
il mondo. Fu per questa innovazione senza
paragoni che ben presto le ottiche manuali
furono abbandonate.
Nel
1992 Canon sviluppò un micromotore
USM che poteva essere prodotto industrialmente:
attualmente i micromotori USM equipaggiano
quasi tutti gli obiettivi della gamma Canon.
Il
funzionamento del motore USM è basato
sulla trasmissione di una vibrazione generata
da un'onda ad ultrasuoni. Per questo, l'anello
del motore non richiede nè ingranaggi,
nè sorgenti di campo elettromagnetico
e fornisce una risposta rapidissima priva
di rumore e a bassissimo consumo energetico.
Il range di utilizzo del sistema va da -30°C
a +60°C. |
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| EMD
(Diaframma Elettromagnetico) |
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L'EMD
(Diaframma Elettromagnetico) è un
attuatore che controlla il diaframma, il
quale integra sia un motore a passi e un
diaframma a lamelle nella stessa unità,
utilizzato per una piena trasmissione elettronica
dei dati all'interno dell'attacco EF. Ogni
obiettivo EF incorpora una unità
EMD come unità base del sistema EOS.
L'EMD controlla le lamelle del diaframma
tramite il motore a passi e il diametro
dell'apertura è controllato da un
segnale elettronico proveniente dal corpo
macchina, per superare i problemi meccanici
dei diaframmi convenzionali. Inoltre, fornisce
benefici che i diaframmi convenzionali non
assicuravano. |
Il
controllo digitale ad alta precisione del
diaframma è molto più accurato
del sistema meccanico. L'operatività
è estremamente silenziosa, essendo
assenti i leveraggi meccanici. La compattezza
è maggiore, per via dell'integrazione
dei componenti. |
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| Autofocus
controllato dalla Pupilla |
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Canon
ha sviluppato il controllo dell'automatismo
della messa a fuoco tramite movimento della
pupilla. Il meccanismo viene azionato sempre
dalla semipressione del pulsante di scatto,
ma in questo caso l'AF si attiva sulla cella
AF più vicina al punto esatto dove
il fotografo sta guardando attraverso il
mirino.
Il
controllo tramite pupilla avviene per illuminazione
infrarossa della stessa e lettura dei raggi
riflessi dalla cornea e monitoraggio delle
posizioni relative dell'occhio e della pupilla
stessa: questo permette ad un sensore di
calcolare l'angolo di inclinazione dell'occhio
e attivare il sensore nella direzione calcolata. |
| Un
algoritmo avanzato controlla le variabili
che causerebbero un errore: luce diretta
sull'occhio, presenza di occhiali, lacrime,
ecc. L'algoritmo richiede una brevvissima
calibrazione iniziale, per poter memorizzare
le caratteristiche fisiche dell'occhio del
fotografo (o di altri fotografi). |
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Canon
prosegue nella ricerca di ottenere una messa
a fuoco automatica virtualmente in qualunque
punto dell'inquadratura. All'inizio era
uno solo il punto di messa a fuoco, poi
furono tre, poi cinque. Con l'uscita della
EOS-3 si è arrivati a 45 punti di
messa a fuoco in un'area di 8x15 mm. I punti
sono disposti sia in verticale sia in orizzontale
e sono attivi anche nelle riprese caratterizzate
da elevato movimento. Questo sistema è
stato installato anche nella EOS1-V, dopo
una notevole serie di test da parte di molti
professionisti. I 45 punti sono assistiti
da un sensore CMOS con una efficienza da
30 a 40 volte superiore ai sensori AF convenzionali. |
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| Pellicola
Anti-Appannamento |
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Quando
aria calda viene in contatto di un vetro
freddo, allora l'umidità dell'aria
si condensa sul vetro. In queste condizioni,
lenti di obiettivi e mirini di fotocamere
si appannano e bisogna far passare molto
tempo prima che la condensa se ne vada.
Il
problema è molto sentito se si fotografa
d'inverno: bisogna prestare la massima attenzione
a non alitare sui vetri sensibili dell'attrezzatura,
per evitare di perdere tempo prezioso. |
| La
tecnologia Anti-Fogging sviluppata da Canon
consente di assorbire la condensa in un
sottile film sintetico depositato sulla
superficie del vetro. Il film è formato
da due polimeri, uno organico e uno inorganico.
Il primo assorbe la condensa, mentre il
secondo impedisce che il primo si disaggreghi
e si distacchi dal vetro. Il film è
resistente all'abrasione. |
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Una
lente fotografica sferica ha un difetto
fondamentale: le è impossibile far
convergere raggi entranti parallelamente
in un punto di fuoco solo, per cui forma
un'immagine non nitida. Alcuni gruppi ottici
standard correggono questo difetto, ma non
sono adatti a contenere le dimensioni o
il peso dell'insieme. Questi limiti vengono
superati con l'uso di elementi ottici asferici,
che però sono difficili da costruire,
richiedendo un'accuratezza di lavorazione
pari a 0.1µm o meno.
Per
produrre industrialmente lenti asferiche
Canon ha sviluppato una linea di costruzione
dedicata, grazie anche all'utilizzo di strumenti
di controllo con una precisione di 0.02µm (interferometro laser) e a macchine per la lavorazione
meccanica asferica mai costruite prima.
Canon ha poi perfezionato il sistema, differenziando
le lavorazioni a seconda delle esigenze
fotografiche. |
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La
suddivisione della luce in differenti colori
(lunghezze d'onda) causa l'aberrazione cromatica
al passaggio attraverso una lente convenzionale:
i differenti colori vengono focalizzati
a distanze differenti, causando una sfocatura
cromatica. Per correggere questa aberrazione
si rende necessario un gruppo ottico costituito
da una lente convessa e da una lente concava,
che però non riesce a correggere
il verde. Per questo, Canon ha costruito
le lenti alla fluorite per far coincidere
il fuoco dei colori quasi alla perfezione.
La fluorite (CaF2) è un minerale
dalle caratteristiche particolari, come
il basso indice di rifrazione e una bassa
dispersione, però non si trova in
sufficienti quantità e dimensioni
per ricavarne delle lenti industriali. |
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Per questo Canon sviluppò nel 1969
un processo di cristallizzazione sintetica
della fluorite e costruì il primo
obiettivo dotato di lente alla fluorite.
Attualmente quasi tutti i teleobiettivi
e gli zoom professionali montano un elemento
in fluorite.
Una
cura particolare è richiesta in fase
di lavorazione (molatura e politura), che
richiede tecnologie sofisticate: abrasione
diamantata microscopica per arrivare ad
una lucidatura con ruvidità inferiore
0.002µm. |
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