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Gli
Elementi del Paesaggio
Stagioni
e fattori naturali
- Il principale attributo di un paesaggio è la sua continua
mutevolezza sia durante l'arco del giorno, sia per il graduale
succedersi delle stagioni. Durante l'estate il sole sorge e
tramonta rapidamente, percorrendo un arco ripido: a mezzogiorno
è a picco e crea ombre profonde e corte, per cui conviene
fotografare di primo mattino, quando l'umidità dell'aria
ravviva i colori. D'inverno, il sole si solleva di poco sopra
l'orizzonte, proiettando ombre lunghe anche nelle ore centrali;
gran parte di questa luce è polarizzata, per cui un filtro
polarizzatore provoca un effetto più marcato. Alle alte
latitudini il blu del cielo è più cupo, soprattutto
se il sole è basso ed è inverno.
MONTAGNE
- Elementi dominanti che pongono in secondo piano tutto il resto.
Il contesto nell'inquadratura serve solo a dare un'idea delle
dimensioni:
alberi, edifici, staccionate, etc. Fondamentale è la direzione
della luce e conviene fotografare lo stesso soggetto nelle diverse
ore e stagioni. Le montagne fotografate dall'alto assumono una
colorazione chiara e invitante; dal basso assumono un aspetto
incombente. Più
si va in altitudine, più i colori del cielo divengono intensi,
aumentano i raggi UV e aumenta la luce polarizzata, per cui è
meglio usare un filtro UV e limitare l'uso del PL. Durante albe
e tramonti bisogna esporre per le zone di cielo sovrastanti
le montagne e sovraesporre fino a 1½ stop. Inquadrature contenenti
zone d'ombra profonda e zone illuminate si affrontano con
più letture multispot sulle zone d'ombra media, sovraesponendo
poi di 1stop; oppure, sulle zone di luce media (non sulla neve
brillante),
sottoesponendo poi di 1 stop. Per compensare le dominanti bluastre
eccessive dell'alta montagna bisognerà montare un filtro
81B (ambra).
COLLINE
- Sono soggetti meno complessi delle montagne. Qui vegetazione e
prospettiva aerea sono i caratteri fondamentali.
PIANURE
- Le pianure e le praterie sono sovrastate dal cielo, per cui questo
deve essere esposto correttamente. L'orizzonte basso è indicato
nei casi in cui il cielo sia spettacolare (temporale, nubi, tramonti).
Per riprese ampie e panoramiche bisogna trovare un punto di ripresa
sopraelevato (tetto di una casa, dell'automobile, un crinale), mentre
da un basso punto di ripresa le linee di fuga si sovrappongono e
si confondono. Con un grandangolare ci si può concentrare
sui dettagli del primo piano, inquadrando contemporaneamente l'orizzonte
e il cielo.
DESERTI
- In pieno giorno la luminanza è eccessiva,
per cui le ore consigliate sono l'alba e il tramonto.
Nelle altre ore si ricorrerà a filtri ND
per ridurre intenzionalmente l'intensità
della luce ambientale.
COSTE
MARINE - Quelle sabbiose sono soggetti poveri di per sé,
ma acquistano molta suggestione se colte in coincidenza di fenomeni
naturali: grandi burrasche, onde, temporali. Le coste rocciose riservano
più spunti fotografici. Parte del risultato dipende anche
dai colori del mare. Per fotografare in spiaggia con il sole, bisognerà
compensare la lettura esposimetrica aprendo di 2/3 di stop (sovraesporre).
ACQUE
DI SUPERFICIE - Per le acque ferme
il principale problema è rappresentato
dai riflessi superficiali. Bisogna cioè
stabilire quali riflessi è bene registrare
e quali eliminare. In genere, i riflessi del sole
all'alba o al tramonto sono piacevoli, così
pure quelli di un paesaggio che si specchia. In
altri casi, un semicontroluce può generare
riflessi poco graditi: si ricorre così
al filtro polarizzatore. Esempio:
uccello di palude con più di 1 stop di
differenza dalla superficie del lago ->
sovraesporre di 1-2 stop o montare un PL-C.
In una situazione di controluce in un lago bisogna
fare la lettura esposimetrica sull'acqua non in
controluce, ai lati dei riflessi, poi sovraesporre
di 1 stop. Nel caso di acque in movimento
(cascate, torrenti, fiumi, onde, burrasche) bisognerà
stabilire a priori il risultato che si vuole ottenere
e operare di conseguenza con tempi e diaframmi.
Esempio: cascata in piena luce. Se si vuole "congelare"
la caduta d'acqua -> tempo veloce (~ 1/250").
Se si vuole dare all'acqua un aspetto vaporoso
-> tempo lungo (<1/8"), anche in base all'energia
dell'acqua; se la luce è medio-bassa, nessun
problema; se la luce è alta, bisogna ricorrere
ai filtri neutral density (ND), che riducono
la luce che attraversa l'obiettivo. I tempi di
scatto intermedi (intorno a 1/30") danno risultati
mediocri. Al di sotto di 1" si ottengono belle
immagini, ma cariche di dominanti verdastre o
blu -> montare un filtro 81A o 81B. La superficie
del mare si presta molto bene alle sottoesposizioni
intenzionali (-> 2 stop), per ottenere riflessi
meno abbaglianti e contrasti più marcati.
BOSCHI
E FORESTE - Ambienti di confusa complessità,
ricchi di innumerevoli spunti naturalistico-fotografici,
inseriti spesso in atmosfere delicate e soffuse.
Un bosco umido e con cielo coperto (es. dopo un
temporale) presenta atmosfere limpide e colori
saturi. Per questo, la luce migliore è
quella di un cielo velato e lattiginoso:
illuminazione più o meno uniforme senza
forti contrasti. Gli alberi sono soggetti
difficili se non si dispone di grandangolari decentrabili.
In casi estremi, bisognerebbe fotografarli da
punti elevati, da metà altezza del tronco
e con la macchina perfettamente orizzontale. In
macrofotografia in luce ambiente non si
incontreranno grossi problemi: l'aria generalmente
ferma non disturberà i soggetti potenzialmente
oscillanti (fiori, foglie, insetti), permettendo
lunghe pose con il treppiede e pannelli riflettenti.
I soggetti direttamente illuminato dal sole filtrante,
dovranno essere schiariti con un leggero colpo
di flash (fill-in, open-flash) o
tramite piccoli pannelli diffusori. Gli insetti
più diffidenti possono essere fotografati
alle prime luci dell'alba, quando sono intorpiditi
dal freddo della notte e ricoperti di rugiada.
Boschi in inverno. Anche in questa stagione
il bosco è un ambiente ricco di soggetti
fotografici. Alcuni animali possono essere avvicinati
solo in inverno, come pure certi fenomeni sono
osservabili solo in questa stagione. I vari animali
possono essere attirati con mangiatoie, oppure
già da sé possono mostrarsi confidenti
-> puntare il teleobiettivo lentamente, senza
movimenti bruschi e senza emettere suoni allarmanti.
Molti sono anche i soggetti macrofotografici,
come tuttle le forme del gelo. Evitare di alitare
sulla lente frontale o nel mirino; se comunque
dovesse capitare, attendere la naturale evaporazione
senza intervenire. A fine escursione, l'attrezzatura
non deve subire sbalzi termici: evitare di trasportarla
nell'abitacolo riscaldato dell'auto, ma lasciarla
nel bagagliaio.
NEBBIA
E FOSCHIA - Fotografando la nebbia
è facile ottenere immagini sovraesposte
-> sottoesporre
di ½-1½ stop, a seconda della latitudine di posa
della pellicola e a seconda della densità
della nebbia. Il filtro polarizzatore riduce la
nebbia, rendendo più leggibile il paesaggio.
Per eliminare le dominanti fredde provocate dalla
nebbia, bisognerebbe usare un filtro caldo 81A,
81B. La foschia dà un senso di distanza
e di profondità alla scena, rendendo gli
oggetti lontani più chiari e più
freddi di quelli in primo piano (prospettiva
aerea). Anche il biancore della bruma va corretto,
sovraesponendo di ½-1 stop.
PIOGGIA
- Anche la pioggia è un fenomeno dinamico, per cui il tempo
di scatto condizionerà il risultato. Un tempo lento (<1/30")
produce lunghe "strisciate" confuse, con inequivocabile descrizione
della situazione meteorologica, ma con una perdita di dettaglio.
Un tempo breve (1/250") darà maggior risalto ai particolari
del soggetto, ma congelerà le gocce senza renderle del tutto
visibili, a meno che raggi solari incidenti, in mezzo controluce,
non riescano ad esaltare la loro presenza. L'umidità (senza
foschia) nell'aria satura i colori. I temporali possono creare notevoli
contrasti di luce, con il primo piano fortemente illuminato e lo
sfondo cupo e incombente. Ma anche questa luce inganna l'esposimetro,
che tende a registrare maggiormente i toni più luminosi,
sottoesponendo il tutto -> sovraesporre
di ½ -1 stop.
tempo di scatto |
pioggia |
neve |
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1/60" |
strisciate |
ferma |
1/30" |
strisciate |
strisciate |
1/15" |
confusa |
strisciate |
ARCOBALENO
- L'arcobaleno da pioggia compare quando raggi di sole attraversano
la pioggia che cade o le particelle vaporizzate dalla caduta. Per
rendere più visibile un arcobaleno, occorrerebbe uno sfondo
scuro, come lo stesso temporale che si allontana. Usare il paraluce
e tempi veloci. Per una migliore resa cromatica: sottoesposizione
di 1/3-½ stop.
INVERNO,
NEVE E GHIACCIO - Con neve in luce
e in ombra bisogna esporre per la neve non brillante,
poi sovraesporre di 1 stop, ma le
zone scoperte (rocce, tronchi, persone,...) risulteranno
eccessivamente scure. Sovraesponendo di 2 stop,
la neve diventa bianca uniforme e le zone scoperte
si rivelano più leggibili. Sovraesponendo
di 3 stop, la neve si riduce a un bianco
puro, con il solo scopo di incorniciare gli altri
elementi dell'immagine. Per la neve non in ombra
bisogna sovraesporre di ½ o di 1
stop. In caso di neve con sole brillante si
può usare il filtro polarizzatore per esaltare
l'effetto cromatico. Come in molte altre situazioni
paesaggistiche, anche per le scene innevate è
preferibile la luce radente, in modo da incrementare
la tridimensionalità della scena. I cieli
bianchi carichi di neve o quelli in seguito ai
grandi temporali sono molto luminosi e la luce
diffusa elimina le ombre riducendo i forti contrasti.
L'ideale è la luce del mattino. La superficie
riflettente della neve determina in ogni caso
delle dominanti cromatiche fredde, sia con cielo
blu + sole (-> filtro 81-A o 81-B), sia senza
sole (-> filtro skylight). Per "fermare"
la neve cadente è sufficiente un tempo
di 1/60", mentre per ottenere un effetto
di strisce si può scendere a tempi di 1/30"-1/15".
Ghiacciai e icebergs dovranno
essere fotografati usando filtri della serie 81
e pellicole con intonazione calda per ridurre
le dominanti fredde delle loro zone d'ombra.
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Regola
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sovraesporre
di +2/3 di stop in generale. Con
luce abbagliante sulla neve sovraesporre
di 1 - 1½ stop.
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ALBE
E TRAMONTI - In queste ore del giorno uno
stesso soggetto si può presentare sotto
aspetti completamente diversi. La luminosità
all'alba è elevata e produce contrasti
notevoli: se il sole fa parte dell'inquadratura,
esponendo per le aree adiacenti al sole (escludendo
il sole dall'inquadratura) si ottiene una silhouette;
esponendo per il territorio, il cielo perde i
suoi colori. All'alba i soggetti migliori da fotografare
sono quelli con i contorni netti e ben definiti.
Per i tramonti bisognerebbe esporre in spot o
comunque disinserire i sistemi di misurazione
multizona (matrix o valutativa), in modo da evitare
di ottenere immagini compensate per le aree scure.
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Regola |
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esporre
in spot sulle aree adiacenti al sole senza
comprendere il sole nell'area di misurazione,
ricomporre e sovraesporre di ½-1
stop
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LUNA
- La differenza in stop tra luna e paesaggio è troppo elevata
per avere un'esposizione mediata che non renda la luna bianca bruciata
o il paesaggio nero profondo. Se la luna è il soggetto principale,
allora la coppia tempo/diaframma sarà di circa 1/125" a f/8
con 50 ISO: il restante paesaggio risulta nero (silhouette).
Se invece è il paesaggio il soggetto principale e si vuole
far vedere anche la luna lo si fotograferà con un tempo lungo
(vari secondi), ma la luna risulterà priva di dettagli e
sovraesposta. Alternative: a) doppia esposizione:
si fotografa la luna per prima, da sola, senza paesaggio con un
medio-tele. Si tiene a mente la sua posizione e si ricompone la
foto per il paesaggio, in un punto dell'orizzonte in cui la luna
non compare. b) duplicazione di un sandwich con le due diapositive.
FULMINI
- Per fotografare i fulmini nel momento in cui appaiono occorrebbero
dei riflessi troppo rapidi. L'unico modo è quello di fissare
la fotocamera al treppiede, impostata sulla posa "B" (bULb)
ad otturatore aperto. L'esposizione va calcolata sul cielo a diaframma
tutto chiuso.
FUOCHI
ARTIFICIALI - Soggetti difficili, che richiedono molti tentativi,
molta pellicola e molta pazienza. Pellicole: a grana fine,
a bassa sensibilità, con ampia latitudine di posa (es. Fujichrome
50-D). Obiettivi: da 24mm a 85mm, in base alle dimensioni
dei fuochi e dalla distanza di ripresa. Regolare la distanza su
infinito. Diaframma: f/8-f/22, in base alla sensibilità della
pellicola e alla luminanza dei fuochi. Treppiede. Posa B (bULb)
tra ½" e 5".
ERUZIONI
VULCANICHE - Insieme di svariati fenomeni naturali, sia geologicamente,
sia fotograficamente. In generale: pellicole di medio-bassa sensibilità
(50-64 ISO) con treppiede e scatto flessibile. I fenomeni esplosivi
notturni si fotografano come i fuochi artificiali, quindi con posa
"B". Colate di lava diurne non presentano particolari difficoltà;
quelle notturne potranno risultare di molti stop più luminose
del paesaggio scuro. Se le colate dovessero essere molto fluide
e luminose, usare filtri ND. Emissioni sulfuree e nubi ardenti molto
chiare o molto scure dovranno essere affrontate con le dovute compensazioni
esposimetriche.
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