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   GIAN LUCA AGNOLI PHOTOGRAPHY - Manuale di Fotografia
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Gli Elementi del Paesaggio

Stagioni e fattori naturali - Il principale attributo di un paesaggio è la sua continua mutevolezza sia durante l'arco del giorno, sia per il graduale succedersi delle stagioni. Durante l'estate il sole sorge e tramonta rapidamente, percorrendo un arco ripido: a mezzogiorno è a picco e crea ombre profonde e corte, per cui conviene fotografare di primo mattino, quando l'umidità dell'aria ravviva i colori. D'inverno, il sole si solleva di poco sopra l'orizzonte, proiettando ombre lunghe anche nelle ore centrali; gran parte di questa luce è polarizzata, per cui un filtro polarizzatore provoca un effetto più marcato. Alle alte latitudini il blu del cielo è più cupo, soprattutto se il sole è basso ed è inverno.

MONTAGNE - Elementi dominanti che pongono in secondo piano tutto il resto. Il contesto nell'inquadratura serve solo a dare un'idea delle dimensioni: alberi, edifici, staccionate, etc. Fondamentale è la direzione della luce e conviene fotografare lo stesso soggetto nelle diverse ore e stagioni. Le montagne fotografate dall'alto assumono una colorazione chiara e invitante; dal basso assumono un aspetto incombente. Più si va in altitudine, più i colori del cielo divengono intensi, aumentano i raggi UV e aumenta la luce polarizzata, per cui è meglio usare un filtro UV e limitare l'uso del PL. Durante albe e tramonti bisogna esporre per le zone di cielo sovrastanti le montagne e sovraesporre fino a 1½ stop. Inquadrature contenenti zone d'ombra profonda e zone illuminate si affrontano con più letture multispot sulle zone d'ombra media, sovraesponendo poi di 1stop; oppure, sulle zone di luce media (non sulla neve brillante), sottoesponendo poi di 1 stop. Per compensare le dominanti bluastre eccessive dell'alta montagna bisognerà montare un filtro 81B (ambra).

COLLINE - Sono soggetti meno complessi delle montagne. Qui vegetazione e prospettiva aerea sono i caratteri fondamentali.

PIANURE - Le pianure e le praterie sono sovrastate dal cielo, per cui questo deve essere esposto correttamente. L'orizzonte basso è indicato nei casi in cui il cielo sia spettacolare (temporale, nubi, tramonti). Per riprese ampie e panoramiche bisogna trovare un punto di ripresa sopraelevato (tetto di una casa, dell'automobile, un crinale), mentre da un basso punto di ripresa le linee di fuga si sovrappongono e si confondono. Con un grandangolare ci si può concentrare sui dettagli del primo piano, inquadrando contemporaneamente l'orizzonte e il cielo.

DESERTI - In pieno giorno la luminanza è eccessiva, per cui le ore consigliate sono l'alba e il tramonto. Nelle altre ore si ricorrerà a filtri ND per ridurre intenzionalmente l'intensità della luce ambientale.

COSTE MARINE - Quelle sabbiose sono soggetti poveri di per sé, ma acquistano molta suggestione se colte in coincidenza di fenomeni naturali: grandi burrasche, onde, temporali. Le coste rocciose riservano più spunti fotografici. Parte del risultato dipende anche dai colori del mare. Per fotografare in spiaggia con il sole, bisognerà compensare la lettura esposimetrica aprendo di 2/3 di stop (sovraesporre).

zoomACQUE DI SUPERFICIE - Per le acque ferme il principale problema è rappresentato dai riflessi superficiali. Bisogna cioè stabilire quali riflessi è bene registrare e quali eliminare. In genere, i riflessi del sole all'alba o al tramonto sono piacevoli, così pure quelli di un paesaggio che si specchia. In altri casi, un semicontroluce può generare riflessi poco graditi: si ricorre così al filtro polarizzatore. Esempio: uccello di palude con più di 1 stop di differenza dalla superficie del lago -> sovraesporre di 1-2 stop o montare un PL-C. In una situazione di controluce in un lago bisogna fare la lettura esposimetrica sull'acqua non in controluce, ai lati dei riflessi, poi sovraesporre di 1 stop. Nel caso di acque in movimento (cascate, torrenti, fiumi, onde, burrasche) bisognerà stabilire a priori il risultato che si vuole ottenere e operare di conseguenza con tempi e diaframmi. Esempio: cascata in piena luce. Se si vuole "congelare" la caduta d'acqua -> tempo veloce (~ 1/250"). Se si vuole dare all'acqua un aspetto vaporoso -> tempo lungo (<1/8"), anche in base all'energia dell'acqua; se la luce è medio-bassa, nessun problema; se la luce è alta, bisogna ricorrere ai filtri neutral density (ND), che riducono la luce che attraversa l'obiettivo. I tempi di scatto intermedi (intorno a 1/30") danno risultati mediocri. Al di sotto di 1" si ottengono belle immagini, ma cariche di dominanti verdastre o blu -> montare un filtro 81A o 81B. La superficie del mare si presta molto bene alle sottoesposizioni intenzionali (-> 2 stop), per ottenere riflessi meno abbaglianti e contrasti più marcati.

BOSCHI E FORESTE - Ambienti di confusa complessità, ricchi di innumerevoli spunti naturalistico-fotografici, inseriti spesso in atmosfere delicate e soffuse. Un bosco umido e con cielo coperto (es. dopo un temporale) presenta atmosfere limpide e colori saturi. Per questo, la luce migliore è quella di un cielo velato e lattiginoso: illuminazione più o meno uniforme senza forti contrasti. Gli alberi sono soggetti difficili se non si dispone di grandangolari decentrabili. In casi estremi, bisognerebbe fotografarli da punti elevati, da metà altezza del tronco e con la macchina perfettamente orizzontale. In macrofotografia in luce ambiente non si incontreranno grossi problemi: l'aria generalmente ferma non disturberà i soggetti potenzialmente oscillanti (fiori, foglie, insetti), permettendo lunghe pose con il treppiede e pannelli riflettenti. I soggetti direttamente illuminato dal sole filtrante, dovranno essere schiariti con un leggero colpo di flash (fill-in, open-flash) o tramite piccoli pannelli diffusori. Gli insetti più diffidenti possono essere fotografati alle prime luci dell'alba, quando sono intorpiditi dal freddo della notte e ricoperti di rugiada. Boschi in inverno. Anche in questa stagione il bosco è un ambiente ricco di soggetti fotografici. Alcuni animali possono essere avvicinati solo in inverno, come pure certi fenomeni sono osservabili solo in questa stagione. I vari animali possono essere attirati con mangiatoie, oppure già da sé possono mostrarsi confidenti -> puntare il teleobiettivo lentamente, senza movimenti bruschi e senza emettere suoni allarmanti. Molti sono anche i soggetti macrofotografici, come tuttle le forme del gelo. Evitare di alitare sulla lente frontale o nel mirino; se comunque dovesse capitare, attendere la naturale evaporazione senza intervenire. A fine escursione, l'attrezzatura non deve subire sbalzi termici: evitare di trasportarla nell'abitacolo riscaldato dell'auto, ma lasciarla nel bagagliaio.

zoomNEBBIA E FOSCHIA - Fotografando la nebbia è facile ottenere immagini sovraesposte -> sottoesporre di ½-1½ stop, a seconda della latitudine di posa della pellicola e a seconda della densità della nebbia. Il filtro polarizzatore riduce la nebbia, rendendo più leggibile il paesaggio. Per eliminare le dominanti fredde provocate dalla nebbia, bisognerebbe usare un filtro caldo 81A, 81B. La foschia dà un senso di distanza e di profondità alla scena, rendendo gli oggetti lontani più chiari e più freddi di quelli in primo piano (prospettiva aerea). Anche il biancore della bruma va corretto, sovraesponendo di ½-1 stop.

PIOGGIA - Anche la pioggia è un fenomeno dinamico, per cui il tempo di scatto condizionerà il risultato. Un tempo lento (<1/30") produce lunghe "strisciate" confuse, con inequivocabile descrizione della situazione meteorologica, ma con una perdita di dettaglio. Un tempo breve (1/250") darà maggior risalto ai particolari del soggetto, ma congelerà le gocce senza renderle del tutto visibili, a meno che raggi solari incidenti, in mezzo controluce, non riescano ad esaltare la loro presenza. L'umidità (senza foschia) nell'aria satura i colori. I temporali possono creare notevoli contrasti di luce, con il primo piano fortemente illuminato e lo sfondo cupo e incombente. Ma anche questa luce inganna l'esposimetro, che tende a registrare maggiormente i toni più luminosi, sottoesponendo il tutto -> sovraesporre di ½ -1 stop.

tempo di scatto
pioggia
neve
 
 
 
1/60"
strisciate
ferma
1/30"
strisciate
strisciate
1/15"
confusa
strisciate

 

ARCOBALENO - L'arcobaleno da pioggia compare quando raggi di sole attraversano la pioggia che cade o le particelle vaporizzate dalla caduta. Per rendere più visibile un arcobaleno, occorrerebbe uno sfondo scuro, come lo stesso temporale che si allontana. Usare il paraluce e tempi veloci. Per una migliore resa cromatica: sottoesposizione di 1/3-½ stop.

INVERNO, NEVE E GHIACCIO - Con neve in luce e in ombra bisogna esporre per la neve non brillante, poi sovraesporre di 1 stop, ma le zone scoperte (rocce, tronchi, persone,...) risulteranno eccessivamente scure. Sovraesponendo di 2 stop, la neve diventa bianca uniforme e le zone scoperte si rivelano più leggibili. Sovraesponendo di 3 stop, la neve si riduce a un bianco puro, con il solo scopo di incorniciare gli altri elementi dell'immagine. Per la neve non in ombra bisogna sovraesporre di ½ o di 1 stop. In caso di neve con sole brillante si può usare il filtro polarizzatore per esaltare l'effetto cromatico. Come in molte altre situazioni paesaggistiche, anche per le scene innevate è preferibile la luce radente, in modo da incrementare la tridimensionalità della scena. I cieli bianchi carichi di neve o quelli in seguito ai grandi temporali sono molto luminosi e la luce diffusa elimina le ombre riducendo i forti contrasti. L'ideale è la luce del mattino. La superficie riflettente della neve determina in ogni caso delle dominanti cromatiche fredde, sia con cielo blu + sole (-> filtro 81-A o 81-B), sia senza sole (-> filtro skylight). Per "fermare" la neve cadente è sufficiente un tempo di 1/60", mentre per ottenere un effetto di strisce si può scendere a tempi di 1/30"-1/15". Ghiacciai e icebergs dovranno essere fotografati usando filtri della serie 81 e pellicole con intonazione calda per ridurre le dominanti fredde delle loro zone d'ombra.

Regola

sovraesporre di +2/3 di stop in generale. Con luce abbagliante sulla neve sovraesporre di 1 - stop.

ALBE E TRAMONTI - In queste ore del giorno uno stesso soggetto si può presentare sotto aspetti completamente diversi. La luminosità all'alba è elevata e produce contrasti notevoli: se il sole fa parte dell'inquadratura, esponendo per le aree adiacenti al sole (escludendo il sole dall'inquadratura) si ottiene una silhouette; esponendo per il territorio, il cielo perde i suoi colori. All'alba i soggetti migliori da fotografare sono quelli con i contorni netti e ben definiti. Per i tramonti bisognerebbe esporre in spot o comunque disinserire i sistemi di misurazione multizona (matrix o valutativa), in modo da evitare di ottenere immagini compensate per le aree scure.

Regola

esporre in spot sulle aree adiacenti al sole senza comprendere il sole nell'area di misurazione, ricomporre e sovraesporre di ½-1 stop

LUNA - La differenza in stop tra luna e paesaggio è troppo elevata per avere un'esposizione mediata che non renda la luna bianca bruciata o il paesaggio nero profondo. Se la luna è il soggetto principale, allora la coppia tempo/diaframma sarà di circa 1/125" a f/8 con 50 ISO: il restante paesaggio risulta nero (silhouette). Se invece è il paesaggio il soggetto principale e si vuole far vedere anche la luna lo si fotograferà con un tempo lungo (vari secondi), ma la luna risulterà priva di dettagli e sovraesposta. Alternative: a) doppia esposizione: si fotografa la luna per prima, da sola, senza paesaggio con un medio-tele. Si tiene a mente la sua posizione e si ricompone la foto per il paesaggio, in un punto dell'orizzonte in cui la luna non compare. b) duplicazione di un sandwich con le due diapositive.

FULMINI - Per fotografare i fulmini nel momento in cui appaiono occorrebbero dei riflessi troppo rapidi. L'unico modo è quello di fissare la fotocamera al treppiede, impostata sulla posa "B" (bULb) ad otturatore aperto. L'esposizione va calcolata sul cielo a diaframma tutto chiuso.

FUOCHI ARTIFICIALI - Soggetti difficili, che richiedono molti tentativi, molta pellicola e molta pazienza. Pellicole: a grana fine, a bassa sensibilità, con ampia latitudine di posa (es. Fujichrome 50-D). Obiettivi: da 24mm a 85mm, in base alle dimensioni dei fuochi e dalla distanza di ripresa. Regolare la distanza su infinito. Diaframma: f/8-f/22, in base alla sensibilità della pellicola e alla luminanza dei fuochi. Treppiede. Posa B (bULb) tra ½" e 5".

ERUZIONI VULCANICHE - Insieme di svariati fenomeni naturali, sia geologicamente, sia fotograficamente. In generale: pellicole di medio-bassa sensibilità (50-64 ISO) con treppiede e scatto flessibile. I fenomeni esplosivi notturni si fotografano come i fuochi artificiali, quindi con posa "B". Colate di lava diurne non presentano particolari difficoltà; quelle notturne potranno risultare di molti stop più luminose del paesaggio scuro. Se le colate dovessero essere molto fluide e luminose, usare filtri ND. Emissioni sulfuree e nubi ardenti molto chiare o molto scure dovranno essere affrontate con le dovute compensazioni esposimetriche.

 


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