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avantiindietro Le immagini digitali

La fotografia nasce come un processo chimico, in cui una pellicola sensibile viene impressionata dalla luce e forma un'immagine latente che poi viene rivelata tramite bagni chimici.

La fotografia digitale, invece, non è un processo chimico e si attua in tempo reale, al punto che l'immagine scattata è immediatamente visibile sul display della fotocamera.

L'immagine digitale (detta anche immagine raster o bitmap) che il computer ci mostra a video è in realtà una matrice di punti (pixel), cioè è una rappresentazione numerica binaria (0, 1, cioè bit). Nella matrice, ogni pixel è definito da una posizione nel piano e da un valore, che corrisponde al livello di intensità dei colori primari RGB che quel pixel assume nell'immagine.

Paesaggio di montagna con colori autunnali

Un'immagine digitale di tipo bitmap è una matrice di pixel caratterizzati da posizione e da precisi valori RGB.

 

Profondità di bit

La profondità di colore (color depth) o profondità di bit (bit depth), è la quantità di informazione digitale (bit) necessaria per rappresentare il colore di un singolo pixel nell'immagine: una profondità di colore elevata corrisponde a una gamma tonale elevata. Nell'immagine che segue si nota come all'aumentare della profondità di bit aumenti la quantità di grigi che è possibile registrare nell'immagine. In parole povere si può dire che la profondità di bit identifica il numero di toni che passano dal pixel più scuro a quello più chiaro dell'immagine.

Profondità di bit e gamma tonale
Immagini con diversa profondità di bit registrano un numero di grigi differente,
cioè registrano una differente gamma tonale.

 

Le immagini fotografiche che siamo abituati a maneggiare con le nostre fotocamere si dicono a 24 bit, o truecolor, capaci cioè di registrare una gamma tonale molto elevata e prossima alla realtà. I 24 bit derivano dal fatto che i tre colori primari RGB vengono registrati ognuno con 256 toni (o livelli) possibili, cioè con 8 bit di informazione. Per cui 3 x 8 = 24 bit totali. I 256 livelli sui tre canali producono 256 × 256 × 256 = 16.777.216 = 16,7 milioni di colori distinti.

Profondità di bit e gamma tonale

Nella maggioranza dei casi questo è un numero di sfumature più che sufficiente ad approssimare la realtà.

 

Spazio colore

Lo spazio colore assegna una precisa gamma cromatica all'immagine. I più comuni spazi oggi utilizzati sulle macchine fotografiche digitali e scanner sono i seguenti:

sRGB, è l'unico spazio colore standard per i vari dispositivi video, di stampa e internet, creato da HP e Microsoft; presenta alcune limitazioni nello spazio del Ciano-Verde, per cui non riesce ad includere tutte le sfumature CMYK. Le immagini acquisite in sRGB sembrano più sature di quelle Adobe RGB, ma hanno un numero minore di sfumature.

ADOBE RGB (1998), spazio colore creato da Adobe in particolare per le stampanti CMYK; produce immagini meno sature ma più ricche di sfumature e più adatte al ritratto, anche se poi i monitor non sono in grado di mostrarlo.

La differenza principale fra gli spazi colore è quindi la diversa gamma cromatica (gamut) che può essere registrata.

Spazi colore

3 regole generali:

  • 1. Se si scatta in RAW la fotocamera ignora lo spazio colore. Questo viene applicato in postproduzione tramite il software usato per la conversione da RAW a TIFF/JPEG, come Canon DPP, Adobe Camera Raw, Lightroom, etc. Se invece si fotografa direttamente in JPEG, allora è determinante impostare lo spazio colore nel menu della fotocamera.
  • 2. In postproduzione è sempre possibile convertire un'immagine che ha spazio colore Adobe RGB in un'immagine con spazio colore sRGB, ma non viceversa.
  • 3. Lo spazio sRGB è l'unico che consente di vedere a monitor l'immagine come verrà a stampa o sul web. Di conseguenza, se la destinazione delle proprie immagini è la stampa o il web, allora lo spazio colore delle immagini finali deve essere sRGB, mentre quello di lavoro può anche essere Adobe RGB o nessuno (nel caso del RAW).

 

Immagini RAW, S-RAW, M-RAW e JPEG

Il formato di un'immagine digitale dipende dall'algoritmo utilizzato per registrarla.

Un'immagine di tipo RAW è quella più ricca di informazioni digitali, cioè è l'insieme completo di dati acquisiti dal sensore digitale. E' detto anche negativo digitale, dal momento che l'output finale (immagine JPEG o TIFF, stampa, wallpaper, etc.) può essere vario e differenziato. E' il formato che consente la massima variazione dei parametri di scatto in postproduzione, fra cui l'esposizione, il bilanciamento del bianco, etc.

Il formato S-RAW pesa circa la metà del RAW e contiene meno informazioni (la risoluzione è di circa 1/4 rispetto al RAW), pur mantenendo le potenzialità del formato RAW. E' un formato utile nei casi in cui la piena risoluzione non è fondamentale.

Il formato M-RAW pesa circa 2/3 del RAW e contiene meno informazioni (la risoluzione è di circa il 55-60% rispetto al RAW), pur mantenendo le potenzialità del formato RAW. E' un formato utile nei casi in cui la piena risoluzione non è fondamentale e nella fotografia sportiva, in cui vi sia un consumo critico di spazio di memorizzazione a causa delle molte immagini acquisite a raffica. Non adatto a stampe superiori al formato A3.

Il formato JPEG è un formato compresso rispetto al RAW e contiene meno informazioni digitali, per cui non è consigliabile per stampe superiori al formato A4. Il suo vantaggio sta nel fatto di essere immediatamente usufruibile nei vari media e dispositivi: pc, iphone, ipad, web, etc.

Formato PRO CONTRO
RAW Possibilità di postprocessing elevate.
Ampiezza cromatica e tonale massime (12-14 bit).
Produce file di grandi dimensioni.
Richiede un computer e un software specifico.
S-RAW1 Possibilità di postprocessing elevate.
Ampiezza cromatica e tonale massime (12-14 bit).
Produce file più piccoli rispetto al RAW (~ 1/2).
Ha una risoluzione inferiore al RAW (~ 1/4).
M-RAW2 Possibilità di postprocessing elevate.
Ampiezza cromatica e tonale massime (12-14 bit).
Produce file più piccoli rispetto al RAW (~ 2/3).
Ha una risoluzione inferiore al RAW (~ 1/1).
JPEG Immediatamente usufruibile in tutti i dispositivi.
Produce file più piccoli rispetto al RAW.
Possibilità di postprocessing ridotte.
Profondità colore ridotta (8 bit).
TIFF    


1 formato introdotto dalla Canon EOS-1D Mark III in poi; 2 formato introdotto dalla Canon EOS 7D in poi.

 

dati ExifI dati Exif

I dati EXIF (Exchangeable image file format) di un'immagine sono informazioni che vengono registrate dalla fotocamera nel file immagine di tipo RAW, TIFF o JPEG.

I dati Exif principali sono di questo tipo: data e ora di scatto, modello della fotocamera e dell'obiettivo, parametri di scatto (ISO, diaframma, tempo, lunghezza focale, compensazione dell'esposizione, bilanciamento del bianco, etc.), Copyright, geolocalizzazione in formato GPX se è presente un ricevitore GPS.

Esempio di dati Exif completi.

I dati Exif non sono fissi, ma sono manipolabili, ma questo non sempre è un male. Ad esempio, ci è capitato di scattare immagini con una fotocamera altrui. Quando abbiamo visualizzato i dati Exif, ci siamo accorti che per ogni immagine RAW e JPEG era stato registrato il Copyright del proprietario della fotocamera. Dovevamo quindi cambiare manualmente l'informazione sul Copyright nei dati Exif di tutte le immagini. Per fortuna abbiamo trovato un software capace di farlo in batch, ExifTool con interfaccia ExifTool GUI.

 

Per citazioni
Gian Luca Agnoli, Manuale di Fotografia Chrysis.net, URL: http://www.chrysis.net/photo/.