
La messa
a fuoco è l'operazione di rotazione che allontana o
avvicina un preposto
gruppo di lenti rispetto agli altri gruppi fissi
e al piano-pellicola. Il gruppo di messa a fuoco
può essere frontale, oppure essere interno
al barilotto. Nel primo caso la messa a fuoco
comporta una rotazione con allungamento elicoidale, mentre
nel secondo caso l'obiettivo rimane di lunghezza
costante e gli eventuali accessori frontali (filtri, flash anulare, etc.) non ruotano. Il problema della rotazione
frontale si pone anche a proposito della variazione
di lunghezza focale negli obiettivi zoom.
La luminosità di un obiettivo è il rapporto fra lunghezza focale e diametro dell'apertura massima del diaframma. Ad esempio, un teleobiettivo da 400mm di LF con diametro dell'apertura massima del diaframma pari a 50 mm avrà una luminosità pari a 400/50 = 8 e si indica con f/8.
I
valori di diaframma come valori interi (1, 2, 4,
8, 16, 32, 64) sono i cosiddetti stop, mentre
gli step intermedi sono frazioni di stop. Passando
da uno stop a quello successivo (o precedente)
il fascio luminoso si dimezza (o raddoppia), con
una differenza di 1 stop. Passando da un valore
intermedio al valore intermedio che lo precede
o lo segue, il fascio subisce una variazione proporzionale
alla differenza aritmetica.
Il diaframma è un sistema meccanico a controllo meccanico (elettromeccanico negli obiettivi moderni), composto da una serie di lamelle curve, dotate di un perno di rotazione fissato al barilotto e di un perno agganciato alla ghiera dei diaframmi: la rotazione della ghiera induce una chiusura o un'apertura contemporanea di tutte le lamelle.

Da sinistra a destra: chiusura progressiva del diaframma, che comporta una riduzione del diametro del fascio luminoso passante (quindi la necessità di regolare tempi di scatto via vià più lenti), ma l'aumento della profondità di campo.

Per citazioni
Gian Luca Agnoli, Manuale di Fotografia Chrysis.net, URL: http://www.chrysis.net/photo/.