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Aspetti
operativi degli obiettivi
La
Lunghezza focale (mm) di un obiettivo è la distanza
del piano-pellicola (piano focale) dal centro
ottico dell'obiettivo focalizzato su infinito
(per convenzione, nel centro della lente frontale).
ESEMPIO:
un 100 mm riproduce sul piano-pellicola una immagine
linearmente doppia di quella data da un 50 mm.
La Messa
a fuoco è l'operazione di rotazione con spostamento
elicoidale che allontana/avvicina un preposto
gruppo di lenti rispetto agli altri gruppi fissi
e al piano-pellicola. Il gruppo di messa a fuoco
può essere quello frontale, oppure essere interno
al barilotto. Nel primo caso la messa a fuoco
comporta una rotazione con allungamento, mentre
nel secondo caso l'obiettivo rimane di lunghezza
costante e gli eventuali accessori frontali (es.
filtri) non ruotano. Il problema della rotazione
frontale si pone anche a proposito della variazione
di lunghezza focale negli obiettivi zoom. La Luminosità
di un obiettivo è il rapporto tra lunghezza focale
(LF) e diametro dell'apertura massima del diaframma.
ESEMPIO. Un 400 mm con diametro del fascio = 50
mm ha una luminosità data da: 400/50 = 8 e si
indica con f/8.

I
valori di diaframma come valori interi (2, 4,
8, 16, 32) sono i cosiddetti stop, mentre
gli intermedi sono frazioni di stop. Passando
da uno stop a quello successivo (o precedente)
il fascio luminoso si dimezza (o raddoppia), con
una differenza di 1 stop. Passando da un valore
intermedio al valore intermedio che lo precede
o lo segue, il fascio subisce una variazione proporzionale
alla differenza aritmetica. Il diaframma è un
sistema meccanico a controllo (elettro)meccanico,
composto da una serie di lamelle curve, dotate
di un perno di rotazione in posizione fissa sul
barilotto, e di uno superiore agganciato alla
ghiera dei diaframmi. La funzione del diaframma
è quella di regolare la profondità di campo, cioè
la zona nitida che precede e segue il soggetto
focalizzato, data da "piani" verticali via via
meno nitidi più aumenta la distanza dal soggetto.
In realtà, l'immagine è perfettamente nitida solo
nel piano di focalizzazione. Il fuoco dei punti
sfuocati cade dietro o davanti al piano-pellicola.
Questi raggi sfuocati vengono riprodotti come
cerchi di confusione, con diametro proporzionale
alla distanza fra piano di focalizzazione e piano-pellicola.
Se questi punti sono numerosi domina la sfuocatura.
A parità di lunghezza focale dell'obiettivo e
di distanza di ripresa, la PDC varia al variare
dell'apertura di diaframma.

Il
campo nitido al di qua e al di là del piano di
focalizzazione è ripartito in modo non simmetrico:
il numero di piani di nitidezza dietro il soggetto
è circa doppio rispetto a quello davanti. A parità
di distanza di ripresa e di diaframma impostato,
la profondità di campo è inversamente proporzionale
alla lunghezza focale (aumenta con i grandangolari)
ed è direttamente proporzionale alla distanza
di messa a fuoco. In ogni caso, più piccolo è
il 'foro' del diaframma, maggiore sarà la profondità
di campo.

Distribuzione
del campo nitido al di qua e al di là del piano
di messa a fuoco.
1.
In fotografia generica si distribuisce per 1/3
al di qua e per 2/3 al di là del piano.
2.
In macrofotografia,
per via dell'ingrandimento maggiore, la distribuzione
è al 50%.
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