Recensione dell’obiettivo Canon EF 100mm f/2.8L Macro IS USM

Ultimo aggiornamento 10 Giugno 2020

1. Introduzione

Abbiamo effettuato un test empirico ma protratto nel tempo dell’obiettivo Canon EF 100mm f/2.8L Macro IS USM. Il nostro test non è quantitativo (come molti dei test presenti sul web), ma qualitativo e basato su personalissime impressioni d’uso. Abbiamo testato l’obiettivo in aprile-maggio 2010 con una fotocamera Canon 40D (sensore APS-C). Per alcuni scatti in close-up abbiamo utilizzato il flash della fotocamera, per altri in macrofotografia un flash anulare Canon MR-14EX.

Innanzitutto va detto che questo obiettivo non sostituisce il giustamente famoso 100 Macro “non L”, ma lo affianca come alternativa professionale, visto che la differenza di prezzo fra i due obiettivi è significativa e quasi pari al doppio.

L’obiettivo presenta i seguenti parametri tecnici:

  • Lunghezza focale: 100mm (160mm con sensore APS-C).
  • Costruzione: 12 gruppi/15 elementi (di cui un elemento UD).
  • Campo inquadrato: 24.4 gradi (15.5 gradi con sensore APS-C).
  • Massima apertura: f/2.8.
  • Minima distanza di messa a fuoco: 0.3m.
  • Massimo rapporto di ingrandimento: 1:1 (= 1X).
  • Diametro filtri: 67mm.
  • Dimensioni (lunghezza x diametro): 123.0mm x 77.7mm.
  • Peso: 625g.

e alcune caratteristiche salienti:

  • Obiettivo serie L ad alte prestazioni e resistente all’acqua e alla polvere.
  • Stabilizzatore d’immagine ibrido fino a 4 stop.
  • Diaframma di tipo circolare a 9 lamelle.
  • Messa a fuoco veloce e silenziosa grazie ad un USM ad anello.
  • Costo inferiore a 1000 Euro.

Questo è lo schema ottico, in cui spicca l’elemento a bassa dispersione UD:

Schema ottico dell'obiettivo Canon EF 100mm f/2.8L IS USM

e questo è il risultato del test MTF, come divulgato dalla Canon stessa (si ricorda che in un grafico MTF più le linee sono alte, più la qualità ottica è elevata – in questo caso le linee si approssimano a 1, cioè alla massima qualità):

Grafico MTF dell'obiettivo Canon EF 100mm f/2.8L IS USM

Questa tabella mostra gli ingrandimenti e l’apertura effettiva dell’obiettivo (fonte ufficiale Canon):

2. L’obiettivo in mano

L’obiettivo incute rispetto e trasmette un’idea di serietà: è compatto, pesante e opaco. Sembra quasi un oggetto di derivazione militare, con i riferimenti di colore bianco puro assolutamente visibili e quelli di colore rosso che spiccano in modo quasi irreale.

L’obiettivo è dotato di una ghiera gommata molto grippante. Il barilotto ha un’anima in lega di magnesio e un rivestimento termoplastico nero ed è completamente sigillato nei confronti degli agenti atmosferici.

In dotazione il paraluce, un sacchetto morbido e il libretto di istruzioni.

Ghiere e selettori

La ghiera di messa a fuoco è ampia e in ottima gomma morbida, sufficientemente intuitiva da trovare senza dover guardare (nonostante il barilotto non sia altrettanto “gonfio” come nel 100 Macro “non L”) e dal movimento estremamente fluido. Un giro completo dalla minima distanza di messa a fuoco ad infinito richiede una rotazione di 160°.

La correzione manuale della messa a fuoco è consentita in ogni istante (FTM = Full Time Manual focusing).

I selettori sono tre e si presentano sul lato sinistro come interruttori appiattiti, per evitare il loro azionamento accidentale contro un qualunque ostacolo. A nostro parere, una forma così appiattita li rende molto meno intuitivi da azionare senza guardare rispetto al 100 Macro “non L”, in cui gli interruttori erano sporgenti. In ogni caso, l’interruttore per il disinserimento dell’autofocus – che poi è quello che generalmente ci capita di azionare più spesso – è giustamente in posizione centrale rispetto agli altri e immediatamente raggiungibile col pollice della mano sinistra che impugna l’obiettivo.

Il limitatore della distanza di messa a fuoco consente di impostare la velocità dell’autofocus in base alla distanza prevista o più frequente. Se, ad esempio, dovessimo fotografare soggetti quasi tutti alla minima distanza di messa a fuoco, ci converrebbe impostare il selettore sul valore 0.3-0.5m. Se, invece, fossimo interessati a scattare alcune immagini di tipo close-up e paesaggi, allora potremmo impostare il selettore su 0.5-∞. Il limitatore aumenta notevolmente la risposta dell’autofocus.

La ghiera delle distanze è stata posizionata sul davanti dell’obiettivo, a differenza del 100 Macro “non L”, soluzione che approviamo in pieno, dal momento che ci capita di tenerla sott’occhio. I numeri sono riportati su tre righe:

  • riga superiore (colore giallo) = rapporto di ingrandimento;
  • riga intermedia (colore verde) = distanza in piedi;
  • riga inferiore (colore bianco) = distanza in metri.

Contatti e diaframma

Sul fondo del barilotto – fatto di alluminio – troviamo i consueti contatti elettrici per la regolazione del diaframma e per la trasmissione dei dati tecnici fra fotocamera e obiettivo.

Il diaframma è di tipo circolare con ben 9 lamelle e questa soluzione dovrebbe garantire un effetto bokeh “eccezionale” – come indicato dalla Canon stessa.

L’accoppiamento alla fotocamera è molto preciso e l’innesto presenta un certo attrito, anche grazie ad un bordo sporgente in gomma, segno di tolleranza strette e grande attenzione a limitare l’ingresso di polvere. La gomma utilizzata per il bordino ha la grande capacità di raccogliere polvere e per questo, purtroppo, è abbastanza difficile da mantenere pulita.

Paraluce ET-73

Il paraluce in dotazione è un oggetto di dimensioni sicuramente importanti. La fattura è ottima, con trattamento superficiale opaco e baionetta per l’innesto rapido molto efficiente.

La sua destinazione principale è sicuramente non macrofotografica, ma per fotografia generica o per ritratto.

 

Confronto fra 100 Macro

Come detto, il nuovo non sostituirà il vecchio.

Canon EF 100mm f/2.8 Macro USM vs. Canon EF 100mm f/2.8L Macro IS USM

Ecco le caratteristiche dei due obiettivi a confronto:


EF 100mm f/2.8 Macro USM

EF 100mm f/2.8L Macro IS USM
Costruzione
12 elementi / 8 gruppi
15 elementi / 12 gruppi
Fuoco interno
SI
SI
IS
NO
SI
Diaframma
8 lamelle
circolare, 9 lamelle
Min. distanza fuoco
0.31m (1:1)
0.3m (1:1)
Climatizzazione
NO
SI
Peso
600g
625g
Dimensioni
79x119mm
77.7x123mm
Diametro filtro
58mm
67mm
Prezzo
~ 500 EURO
~ 900 EURO

Alcune soluzioni tecniche – già vincenti nel modello precedente – sono state conservate: le dimensioni e il peso, l’autofocus veloce e silenzioso, la messa a fuoco interna, il massimo ingrandimento, la minima distanza di messa a fuoco.

Di completamente nuovo c’è lo schema ottico, ancora più complesso, la stabilizzazione, il diaframma e la costruzione complessiva. L’autofocus è stato solo impercettibilmente migliorato. Nel complesso, però, non ci pare una rivoluzione.

Dai risultati dei test sembra quasi che il nuovo obiettivo non migliori in modo incredibile il vecchio obiettivo dal punto di vista della qualità ottica, ma bensì da altri punti di vista: migliore adattabilità a condizioni ambientali estreme, grazie al fatto che il barilotto del nuovo 100 Macro è sigillato, e migliore versatilità, grazie all’efficace stabilizzatore d’immagine – in questo caso di tipo anche nuovo – e al diaframma circolare a 9 lamelle.

3. L’obiettivo in laboratorio

Dai test quantitativi (MTF e IMATEST) presentati da svariate testate online (The-Digital-Picture.comPhotozoneLensTip.com) sappiamo che questo obiettivo fa segnare valori elevatissimi per quasi tutti i parametri analizzati, con davvero poche eccezioni.

 

Risoluzione

Dai test: valori superlativi al centro del fotogramma, così come ai bordi, e anche a tutta apertura. La caduta qualitativa dovuta alla diffrazione subentra da f/11 in poi, ma ancora a f/22 i risultati sono più che buoni.

 

Abbiamo fotografato un soggetto piano, la copertina di un 45 giri a f/5.6, in modo da apprezzare la risoluzione al centro e ai quattro angoli del fotogramma.

Come risulta dall’immagine composta che segue, la risoluzione ci pare massima al centro e piuttosto elevata ai bordi.

Risoluzione al centro e ai quattro angoli dell'immagine.

Nitidezza

Dai test: valori superlativi. L’obiettivo è molto nitido già a tutta apertura (f/2.8) e diventa estremamente nitido fra f/4 e f/8. Oltre f/8 la nitidezza scende su valori più normali.

 

L’immagine che segue è il crop centrale di una serie di immagini di un rametto di rosmarino acquisite ala rapporto di ingrandimento di 1:1. La nitidezza è massima a f/4 e f/5.6 e normale ai diaframmi da f/8 in poi.

Muovere il mouse sulle miniature per cambiare l'immagine sottostante.

Rametto di rosmarino: crop centrale
Rametto di rosmarino: crop centrale.

In macro, dove cioè l’attenzione alla resa dei dettagli più fini è massima, la caduta di nitidezza è immediatamente percepibile.

 

Intonazione cromatica

Da qualche parte abbiamo letto che gli obiettivi Canon serie L “scaldano” leggermente rispetto agli obiettivi normali, cioè hanno un leggero shift verso le tonalità più calde.

Analizzando le immagini scattate con entrambi gli obiettivi possiamo confermare questa impressione, almeno in questo caso specifico. Non abbiamo modo, però, di quantificare un tale scostamento.

 

Aberrazione cromatica (color fringing)

Dai test: anche se l’obiettivo corregge l’aberrazione cromatica, le performance sono leggermente inferiori al modello “non L”. Si tratta comunque di valori molto contenuti, mediamente inferiori ad 1 pixel ai lati del fotogramma.

 

Confermiamo in pieno quanto emerge dai test. Basta vedere la seguente immagine, in cui si nota una frangia di circa 1 pixel di spessore nel campo del magenta e del rosso:

Aberrazione cromatica laterale come risulta ingrandendo l'immagine al 300%.

Prospettiva e bokeh (resa dello sfuocato)

Dai test: il diaframma circolare a 9 lamelle consente una resa dello sfuocato eccezionale, superiore a quella già buona del precedente modello.

 

La prospettiva è ovviamente compressa, come è tipico con un teleobiettivo. Lo sfuocato quindi può risultare problematico e va controllato. Nell'esempio che segue abbiamo ripreso un tronco stando appoggiati ad un altro tronco. Sicuramente la prossimità dello sfondo, distante una decina di metri, rende le immagini con i diaframmi chiusi confuse e poco piacevoli - ma questo non è un difetto dell'obiettivo.

Muovere il mouse sulle miniature per cambiare l'immagine sottostante.

Prospettiva e bokeh (resa dello sfuocato)

La resa dello sfuocato, già ottima nel Canon EF 100mm f/2.8 Macro USM, ci pare migliorata nel Canon EF 100mm f/2.8L Macro IS USM, grazie al suo diaframma circolare. I punti non a fuoco risultano meno duri rispetto al precedente, con forme più ampie, rotondeggianti e sfumate: basta vedere le margherite non a fuoco nelle immagini a f/5.6-11. L'entità del miglioramento, rispetto al precedente, è comunque non eclatante, viste le già buone performance di riferimento.



Muovere il mouse sulle miniature per cambiare l'immagine sottostante.

Bokeh (resa dello sfuocato)

Vignettatura

Dai test: sul sensore APS-C è del 20% (-0.65 EV) a f/2.8; sul sensore full frame è del 40% (-1.55 EV) a f/2.8, quindi sensibilmente maggiore. In entrambi i casi la vignettatura a f/4.0 si riduce alla metà e a f/5.6 diventa irrilevante.

 

Purtroppo abbiamo potuto testare l’obiettivo solo con una fotocamera con sensore APS-C, per cui non abbiamo potuto apprezzare l’entità della vignettatura in una full-frame. Col sensore APS-C la vignettatura c’è, si vede, ma non è drammatica.

La si può in ogni caso correggere chiudendo il diaframma (il risultato già a f/4 è accettabile) o correggendo l’immagine, ad esempio, con Canon Digital Photo Professional.

f/2.8
f/4
f/5.6

Flare

Dai test: la luce laterale parassita si manifesta con artefatti di colore verde. Il nuovo obiettivo, il cui schema ottico è ancora più complesso, sembra essere maggiormente soggetto ad artefatti rispetto al 100 macro precedente.

 

L’ingresso di luce laterale parassita, come quella del sole, è problematico in entrambi i 100mm Macro e assume dominanti di colore specifiche:

EF 100mm f/2.8 Macro USM
EF 100mm f/2.8L Macro IS USM

Del resto sono entrambi obiettivi con schemi ottici complessi con 12 o più lenti, per cui questi effetti indesiderati sono una logica conseguenza. Quando si fotografa senza accessori anteriori è meglio allora montare il paraluce.

 

Caduta di luce e apertura effettiva

L’obiettivo, approssimandosi alla minima distanza di messa a fuoco, mostra una caduta di luce tale per cui l’apertura effettiva non è più quella nominale di f/2.8, che è calcolata all’infinito. In sostanza: l’immagine diventa più scura via via che ci si avvicina a 1:1, secondo questa progessione (fonte: The-Digital-Picture.com):

Ingrandimento
1:5
1:3
1:2
1:1.5
1:1
Variazione in stop
0
-2/3
-1
-1 1/3
-1 2/3
-2
Apertura effettiva
f/2.8
f/3.6
f/4.1
f/4.6
f/5.0
f/5.9

L’esposizione automatica AE regola automaticamente la lettura esposimetrica per le variazioni di apertura, ma ne consegue un allungamento dei tempi di scatto.

 

Stabilizzazione ottica

Canon ha enfatizzato l’utilità del nuovo stabilizzatore di tipo hybrid sia in macro (efficacia di 2 stop a 1:1), sia in fotografia generica (efficacia di 4 stop). Noi non siamo stati capaci di apprezzare il salto evolutivo del primo caso, mentre siamo rimasti favorevolmente colpiti dall’efficacia nel caso della fotografia generica, in cui abbiamo ottenuto risultati notevoli con tempi anche superiori a 1/4″ a mano libera, laddove con 1/15″ o anche con 1/30″ senza stabilizzatore avremmo fatto generalmente peggio.

Stabilizzazione ON (a sn) e OFF (a dx): 1/4" a mano libera con f/22.

E’ possibile scaricare i file JPEG a 72 dpi: stabilizzato e stabilizzato.

Il sistema di stabilizzazione ibrida introdotto da Canon è quindi particolarmente efficace, anche se nutriamo dei dubbi sulla sua destinazione macrofotografica. In realtà, come indicato da varie fonti Canon, la tecnologia Hybrid IS richiede un corpo macchina moderno e (semi)professionale, dotato cioè di due accelerometri capaci di rilevare sia gli spostamenti angolari, sia di traslazione e trasmettere i segnali per la conseguente compensazione.

Non avendo a disposizione un corpo Canon 7D o 1D Mark IV non abbiamo potuto testare la funzionalità appieno. Inoltre, il nostro modo di fotografare macro non ci porta a scattare a mano libera con tempi superiori a 1/60″.

Nel complesso, quindi, rileviamo un sicuro miglioramento nella stabilizzazione tradizionale, ma sospendiamo il giudizio sulla nuova tecnologia.

4. L’obiettivo in azione

Macrofotografia e close-up

I soggetti “macrofotografici” che generalmente richiamano la nostra attenzione o sono decisamente statici (muschi, funghi, particolari di piante, etc.), o decisamente veloci e non sempre facili da avvicinare, come alcuni insetti dotati di 4 ali.

Nel primo caso scattiamo con l’AF disinserito, muovendo avanti e indietro il blocco fotocamera-obiettivo rispetto al soggetto, dopo aver impostato a priori l’ingrandimento desiderato. Nel secondo caso utilizziamo l’AF accoppiato al focus tracking (AI servo), dal momento che gli insetti tendono a muoversi in modo estremamente efficiente su qualunque superficie. Nel caso degli insetti che siamo soliti fotografare utilizziamo quasi sempre il flash anulare, dal momento che il flash a doppia torcia risulta un po’ troppo ingombrante per essere infilato fra rami e vegetazione intricata. Nel caso dei soggetti statici cerchiamo di sfruttare la luce ambiente, a patto però, che vi sia una qualche soluzione di fortuna per mantenere una posizione comoda per scattare.

Abbiamo inserito di seguito alcuni esempi di entrambe le tipologie di macro. Tutte le immagini sono state scattate a mano libera.

Osservazioni a corollario: le immagini del Cranio, del Curculionide, del Muschio e dell’Ortottero sono scattate con luce naturale; l’immagine dello Scarabeide nero, che ha un torace lucido e bombato, rivela l’apparente “ammaccatura” dovuta al flash anulare, difetto intrinseco di questo tipo di flash con particolari soggetti. Le immagini del Gasteropode e dell’Opilionide sono state scattate con il flash incorporato della 40D, mentre le altre con il flash anulare Canon MR-14EX *.

Cranio
Cranio
Fiore
Fiore
Curculionide
Curculionide
Muschio: sporofito
Muschio: sporofito
Gasteropode
Gasteropode
Opilionide
Opilionide
Ortottero
Ortottero
Scarabeide su Euforbia
Scarabeide su Euforbia
Byctiscus populi (L.)
(Coleoptera Rhynchitidae)
Byctiscus populi (L.) (Coleoptera Rhynchitidae)
Lucertola
Lucertola
Occhio di gatta
Occhio di gatta
Chrysura rufiventris
(Hymenoptera Chrysididae)
Chrysura rufiventris (Hymenoptera Chrysididae)

* Per il collegamento dell’obiettivo – che ha passo filtri di 67mm – ad un flash macro (MR-14EX o MT-24EX) è necessario acquistare il Canon Macrolite Adapter 67, che costa 35-50€.

L’anello ha passo posteriore di 67mm e passo anteriore di 58mm.

 

L’Autofocus ci è sembrato piuttosto migliorato rispetto al precedente in termini di precisione, ma non di velocità: quando abbiamo inseguito soggetti particolarmente nervosi (per metabolismo, non per carattere…) come Salticidi e Crisidi non abbiamo riscontrato incertezze o errori, a meno dei casi – ovvi – in cui ci avvicinavamo a meno della minima distanza di messa a fuoco.

Lo stabilizzatore non ci è parso incredibilmente interessante in macrofotografia, dove i micromovimenti del fotografo sono indispensabili a trovare il fuoco ottimale, senza che un dispositivo cerchi di compensarlo.

 

Oltre l’1:1 con i tubi di prolunga

Abbiamo testato l'obiettivo con tre tubi di prolunga Kenko Extension Tube, da 12mm, 20mm e 36mm. Questi sono semplici tubi senza elementi ottici, ma con la trasmissione dei segnali elettrici, per cui conservano le funzionalità relative ad esposizione e autofocus.

Abbiamo fotografato la seghettatura SpyderEdge di un coltello Spyderco Merlin a f/6.3 con flash anulare. Nonostante i tubi, risoluzione e nitidezza ci sono sembrate davvero notevoli.

Muovere il mouse sulle miniature per cambiare l'immagine sottostante.

Lama seghettata di un coltello Spyderco Merlin
Lama seghettata di un coltello Spyderco Merlin.

 

 

Ingrandimenti ottenibili con tubi di prolunga da 12mm e da 25mm (fonte ufficiale Canon).

Confronto diretto fra 100 Macro

Seguono alcune immagini scattate con entrambi gli obiettivi, a parità di esposizione. Le immagini non sono ridimensionate, ma semplicemente abbassate di risoluzione (72dpi) e di qualità. Abbiamo scelto soggetti che fossero caratterizzati da particolari fini, come parti apicali e pistilli.

 EF 100mm f/2.8 Macro USM       

EF 100mm f/2.8L Macro IS USM

2010_04_22_3740

foglia a 1:1

2010_04_22_3732
2010_04_22_3809

muschio a 1:1

2010_04_22_3808
2010_04_22_3811

Non-ti-scordar-di-me
a 1:1

2010_04_22_3810
2010_04_24_3826

goccia d’acqua a 1:1

2010_04_24_3828

5. Conclusioni

Non è stato facile trarre un giudizio conclusivo.

Innanzitutto, ci siamo trovati molto bene con il nuovo obiettivo a scattare a soggetti diversi da quelli “macro”, quindi in fotografia “generica”. L’obiettivo è compatto, veloce e cade bene in mano. Non abbiamo notato un solo problema di autofocus. La lunghezza focale ci piace e consente di stringere sui particolari salienti del mondo che ci circonda. Seguono alcuni esempi di soggetti vari. Alcune immagini sono ritagli (crop) delle originali. Altre sono ritagliate e lavorate con Photoshop.

Gallina in fuga
Gallina in fuga
Salita (crop)
Salita (crop)
Vespa (lavorata)
Vespa (lavorata)
Caccia fotografica
Caccia fotografica
Jaguar
Jaguar
Cornicione (crop)
Cornicione (crop)
Dipinto (crop)
Dipinto (crop)
Muro (lavorata)
Muro (lavorata)
Red shoes (lavorata)
Red shoes (lavorata)

Il Canon EF 100mm f/2.8L Macro IS USM ci è parso inizialmente improbabile come obiettivo da ritratto, per via della sua grande nitidezza che rischiava di esaltare troppo i difetti della pelle. D’altro canto, la sua lunghezza focale, la relativa rapidità del diaframma, lo stabilizzatore efficiente e il diaframma circolare a 9 lamelle sono caratteristiche che ben si prestano a farne un obiettivo da ritratto. L’eccesso di nitidezza può essere abbassato in fase di postproduzione, oppure si può sempre ricorrere a stratagemmi vari di tipo fisico (calza di nylon, filtro, etc.). Va detto poi che se il soggetto è di per se bello e piacevole (viso di un bambino o di una modella, primo piano di un animale) la nitidezza non risulta uno strumento per esaltare i difetti, ma i particolari piacevoli o interessanti.

Quindi, le caratteristiche qualitative dell’obiettivo lo rendono adatto anche a scopi non prettamente macrofotografici, dove la nitidezza, la stabilizzazione e la resa dello sfuocato possono essere determinanti. Pensiamo infatti a still life, paesaggio, sport e moda.

La nitidezza elevata a grandi aperture è utile in tutti gli ambiti, anche in macro, dove a volte capita di poter scattare solamente con diaframmi piuttosto aperti. In alcuni ambiti, come nella documentazione macrofotografica scientifica, è giusto utilizzare diaframmi abbastanza aperti (~ f/4), in modo da poter sfruttare la massima nitidezza possibile. E per questi scopi aiutano anche altri fattori, come distorsione pari a zero e coma e astigmatismo impercettibili.

Durante l’uso dell’obiettivo abbiamo maturato alcune impressioni “a pelle”, positive, negative e neutre.

La precisione dell’autofocus è la caratteristica che per prima apprezziamo nel nuovo obiettivo. La seconda caratteristica è lo spostamento della scala delle distanze e dei rapporti di ingrandimento in posizione avanzata sul barilotto. La terza è la guarnizione di gomma sul fondello dell’obiettivo, che prova ad impedire alla polvere di entrare nel foro reflex.

L’impressione fortemente non positiva riguarda il profilo bassissimo e non intuitivo dei selettori, in particolare di quello per il disinserimento dell’AF e del limitatore di distanza: l’uso sul campo a rincorrere insetti veloci ne rivela a nostro giudizio tutti i limiti. Al punto che ci pare una ingiustificata involuzione rispetto a prima.

Sulla dipendenza delle funzioni hybrid dello stabilizzatore dal tipo di fotocamera – che sembra debba essere almeno semiprofessionale e recente – solleviamo il giudizio, dal momento che non abbiamo elementi sufficienti per considerare questa informazione attendibile.

I materiali utilizzati, le soluzioni meccaniche ed elettroniche adottate pongono questo obiettivo molto al di sopra del 100 Macro precedente.

Le caratteristiche ottiche, invece, non lo caratterizzano al punto da consentirgli di superare il precedente in modo netto ed inequivocabile. Per ore abbiamo cercato di individuare differenze significative fra le immagini scattate dai due 100 Macro, ma invano. Forse, e lo sottolineiamo, la nitidezza a bordo immagine è stata migliorata, così come quella al centro, e qualche aberrazione corretta.

Ma, come dice Bryan Carnathan di The-Digital-Picture.com, «these two lenses are more equal than different in terms of image quality – both are great»: questo obiettivo si pone come versione meglio costruita, più versatile e meglio adattabile a climi ostili dell’EF 100mm f/2.8 Macro USM, ma nei tratti fondamentali i due obiettivi sono molto, molto simili.

Il professionista – e così pure il fotografo evoluto – che vuole un 100 Macro si orienterà ad occhi chiusi sull’EF 100mm f/2.8L Macro IS USM, perché è il 100 Macro più evoluto sul mercato e ha qualità ottica e costruttiva eccezionali.

E il fotografo evoluto che già usa con giusta soddisfazione il 100 Macro “non L”? Lo dovrà sostituire con il nuovo? La nostra risposta è: no. Il miglioramento della precisione dell’autofocus, la presenza dello stabilizzatore ottico ibrido e la costruzione dell’obiettivo non valgono il costoso passaggio al nuovo obiettivo, sempre che la destinazione dell’obiettivo sia la macrofotografia hobbystica.


For citation purposes

Agnoli G.L. & Rosa P. (2020) Recensione dell’obiettivo Canon EF 100mm f/2.8L Macro IS USM, in: Chrysis.net website. Interim version 26-Oct-2020, URL: https://www.chrysis.net/it/fotografia/recensione-canon-ef-100mm-macro/.


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