
Abbiamo detto che il test MTF (Modulation Transfer Function) misura quantitativamente alcune caratteristiche ottiche dell'obiettivo. Oltre a quelle descritte, valuta la capacità dell'obiettivo di correggere le aberrazioni ottiche, "difetti" comunque presenti in ogni elemento o sistema ottico.
I raggi che attraversano una lente
vengono deflessi dalla loro traiettoria di incidenza,
raggiungendo il fuoco in posizioni differenti:
la distanza aumenta dal blu al rosso, cioè
con l'aumento della lunghezza d'onda. Per avere
il maggior numero possibile di lunghezze d'onda
convergenti sullo stesso fuoco bisogna utilizzare
lenti a bassissima dispersione.

Questa aberrazione aumenta all'aumentare della lunghezza focale. L'effetto è particolarmente evidente a elevati ingrandimenti: i contorni delle figure appaiono, anziché netti, sfumati in tutti i colori dell'arcobaleno.

E' la deviazione dei raggi che attraversano una lente curva a seconda della posizione di ingresso: quelli che passano per i margini convergono vicino, quelli che penetrano centralmente convergono più lontano. Di conseguenza, non vi è convergenza in un solo punto, ma in tanti punti ravvicinati, con perdita di nitidezza. La correzione consiste nell'uso di (almeno) un elemento ottico "asferico", cioè con curvatura graduale verso i bordi. L'effetto viene parzialmente compensato chiudendo maggiormente il diaframma, per cui viene usata la porzione più centrale delle lenti, escludendo quindi la corona esterna.

Ai margini esterni dell'asse ottico della lente i raggi non convergono sul piano-pellicola come punti singoli, ma formano invece due linee, di cui una parallela all'asse ottico e una ad esso perpendicolare (quindi ad angolo retto).
Aberrazione che interessa i raggi luminosi che attraversano il diaframma: quando quest'ultimo è molto chiuso, il fenomeno trasforma i punti luminosi in stelle con tanti raggi quante sono le lamelle del diaframma.
Aberrazione a 'cometa', per cui un punto si presenta con una scia in dissolvenza.
Deriva dalla forma curva delle lenti, in contrasto con la superficie piatta del piano-pellicola. Per questo, l'immagine tende ad essere nitida al centro, ma sempre meno verso i bordi. È soprattutto evidente con i grandangolari usati a breve distanza.
Aberrazione per cui le linee rette tendono a curvarsi verso l'esterno.
Aberrazione per cui le linee rette tendono a curvarsi verso l'interno.

Per citazioni
Gian Luca Agnoli, Manuale di Fotografia Chrysis.net, URL: http://www.chrysis.net/photo/.