
La
fotomicrografia con microscopio ottico non richiede
particolari accorgimenti, se non la conoscenza
della temperatura di colore della fonte di illuminazione
utilizzata. Vetrini biologici e/o sezioni sottili
geologiche, essendo soggetti bidimensionali, vengono
illuminati per trasmissione da una lampada a luce
artificiale a basso voltaggio, per cui si userà
una pellicola tarata per luce artificiale, oppure
si potrà filtrare l'illuminazione con un filtro
di conversione (in gelatina).
I soggetti tridimensionali vanno invece fotografati con un microscopio stereoscopico, dotato di illuminazione a neon o a LED o a fibre ottiche. Generalmente, l'esposizione suggerita dalla fotocamera sarà quella corretta. Un buon microscopio disporrà anche di diaframma, a meno che esso non sia già presente sul raccordo fotografico. Esistono vari accessori, come oculari fotografici a vari ingrandimenti, obiettivi, filtri, illuminatori, bracci flessibili, etc.
Gli ingrandimenti si determinano moltiplicando il potere di ingrandimento dell'obiettivo (es. 10x) per quello dell'oculare (es. 4x).
La
fotomicrografia elettronica, a fronte della perdita
della registrazione dei colori, permette ingrandimenti
estremamente elevati con il mantenimento della
profondità di campo. L'immagine è infatti una
elaborazione elettronica del segnale portato dagli
elettroni sparati sul soggetto e da esso raccolti
da un rivelatore. I soggetti non conduttori devono
prima essere rivestiti di uno strato micrometrico d'oro o di grafite
(metallizzazione per evaporazione); questo trattamento si
può applicare a oggetti precedentemente disidratati
e capaci di sopportare il vuoto nella camera portacampione.
Con la microscopia elettronica si possono raggiungere le centinaia di migliaia
di ingrandimenti. I microscopi elettronici possono
essere di due tipi fondamentali: a trasmissione e a scansione: i primi permettono l'osservazione
di preparati sottili, metre i secondi accettano
preparati massivi.
Le immagini da elettroni possono rivelare caratteri topografico-morfologici (immagini da elettroni secondari) o differenze di densità, basate sulla presenza di elementi chimici differenti (immagini da elettroni retrodiffusi).
Per citazioni
Gian Luca Agnoli, Manuale di Fotografia Chrysis.net, URL: http://www.chrysis.net/photo/.