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   GIAN LUCA AGNOLI PHOTOGRAPHY - Manuale di Fotografia
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Le Pellicole

La pellicola fotografica è un supporto plastico flessibile e trasparente su cui viene distesa chimicamente un'emulsione contenente cristalli fotosensibili di alogenuro d'argento, di forma varia, in varie disposizioni, maturi o in accrescimento, più o meno addensati. L'aumento della sensibilità si ottiene aumentando le dimensioni dei granuli d'argento: questo, se da un lato risolve situazioni fotografiche difficili, dall'altro comporta una perdita di dettaglio nell'immagine. Il colore è ottenuto tramite copulanti mescolati nel gel. In generale: una pellicola di bassa sensibilità (25-64 ISO) produce effetti più secchi e grafici; una pellicola di sensibilità elevata (200-400 ISO) darà effetti più sfumati e pittorici.

Approfondimenti:

 

Esposizione dell'emulsione. Quando la luce colpisce un cristallo di alogenuro d'argento, essa viene assorbita con la liberazione di un elettrone. Per formare un'immagine latente, l'elettrone deve muoversi fino a che non trova un germe di sviluppo dell'immagine sulla superficie del cristallo. L'elettrone, avendo carica negativa, lascia libera una carica positiva (protone) nel punto stesso in cui è stato colpito dal fotone. Però, l'elettrone e il protone tendono di nuovo ad attrarsi, al fine di annullarsi reciprocamente. Se ciò avviene prima che l'elettrone abbia formato l'immagine latente, l'emulsione risulta meno sensibile di quanto dovrebbe essere in relazione alla dimensione dei granuli che contiene.

Grana = termine per indicare in modo approssimativo la dimensione dei cristalli di alogenuro d'argento: più sono grandi, più l'emulsione è sensibile, ma minore è la risoluzione dei particolari (dettaglio) nell'immagine sviluppata. Le pellicole con una grana molto fine consentono di riprodurre immagini molto nitide, mentre quelle a grana grossa, ossia più sensibili, sono indicate per riprendere i soggetti in rapido movimento o in condizioni di scarsa luminosità.

La sensibilità di una pellicola viene indicata con un codice numerico standard espresso in ISO: più è alto il numero e maggiore è la sensibilità della pellicola.

ISO = International Standard Organization. Valore che esprime la sensibilità della pellicola alla luce. E' definito da una coppia di numeri (esempio: 50/18°), cioè da ASA (50, American Standard Association) e DIN (18°, Deutsche Industrie Norm).

Latitudine di posa = definisce il grado di reazione della pellicola alla sovra- e alla sottoesposizione. Può essere anche definita come la capacità dell'emulsione di compensare, entro certi limiti, gli errori di esposizione causati dal fotografo in ripresa. Questo parametro varia molto a seconda del tipo di pellicola utilizzato: le pellicole negative hanno un margine di tolleranza molto ampio che consente di ottenere fotografie leggibili anche se la pellicola ha subito grossolani errori di esposizione (fino a 2 o 3 stop sia in sovra- che in sottoesposizione). Le diapositive, invece, sono molto meno flessibili e anche un errore di piccola entità (dell'ordine di + o - 1/2 stop, ossia mezzo valore di diaframma o di tempo di scatto), peggiora la foto in modo rilevante.

...

Le pellicole sono di due tipi fondamentali: negative e diapositive. Le seconde permettono la proiezione a muro e sono quelle generalmente usate per fini editoriali. Entrambe possono essere stampate su carta.

Pellicole negative = emulsioni che vengono sviluppate al fine di avere un risultato positivo su carta (stampa). Il processo di stampa da negativo a positivo è detto di inversione. In generale, le pellicole negative sono dotate di elevata latitudine di posa e il processo di stampa consente la correzione sia di esposizioni non corrette, sia di dominanti di colore.

Pellicole diapositive = emulsioni che vengono sviluppate e invertite direttamente sulla striscia, in modo tale che la striscia risulti positiva. Le diapositive non consentono ampi margini di correzione in fase di post-esposizione e possiedono una bassa latitudine di posa. In compenso, però, la fedeltà cromatica e la nitidezza sono superiori alle negative.

Pellicole all'Infrarosso (IR) = emulsioni sensibili all'infrarosso (radiazioni non visibili per l'occhio umano, ma percepite come calore radiante). I film IR in bianco e nero sono sensibili anche allo spettro visibile. La messa a fuoco deve avvenire in corrispondenza dell'indice rosso inciso sull'obiettivo: prima si mette a fuoco normalmente, poi si sposta la ghiera verso il suddetto indice e si scatta. Sono necessari filtri dedicati.

Kodak EKTACHROME INFRARED = diapositiva per infrarosso
Kodak - INFRARED 2481 = bianco & nero; gamma ISO: 10-200
Kodak - RECORDAX 1454 = bianco & nero

Fujichrome Velvia 50 RVPFuji FUJICHROME VELVIA. Diapositiva a bassa sensibilità (50 ISO) con grana finissima, alta saturazione dei colori ed elevato contrasto. Ideale per esaltare scene vivaci o per 'salvare' situazioni con tempo sfavorevole. Utilizzatata anche per elevati ingrandimenti, vede il suo impiego principale nella fotografia di paesaggio, macrofotografia, fotografia pubblicitaria. Tollera generalmente una sovraesposizione di 1.5 stop (+1.5) e una sottoesposizione di 1 stop (-1). Ottima resa dei verdi, ma l'elevato contrasto può causare l'insorgere di dominanti fredde (azzurro/blu/viola) nelle ombre.

Conservazione delle pellicole - Conservazione temporanea in ambiente secco, nella confezione integra, lontano da calore, freddo e umidità. Evitare esposizione al sole, al surriscaldamento (es. automobile chiusa), esposizione ai raggi-X (utilizzare contenitori o sacchetti in piombo Film Safe). Le diapositive già esposte devono essere sviluppate rapidamente. Per una conservazione prolungata: in frigorifero a -5°C nella confezione originale; attendere mezz'ora circa a T° ambiente prima di utilizzarle, per riclimatizzarle (ma sempre mantenendole nella confezione originale). A -10°C (freezer) si conservano anche oltre la scadenza nominale.

 


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